Le pareti verticali di Monte Vena dei Muli
L'Irpinia custodisce giganti di pietra che raccontano storie risalenti a milioni di anni fa. Uno dei monumenti naturali più affascinanti e geologicamente significativi di questo territorio è la imponente parete calcarea di Monte Vena dei Muli (1414 m s.l.m.). Incastonata nel Gruppo del Monte Tuoro, nel territorio comunale di Chiusano di San Domenico (AV), questa falesia non è soltanto una meta per escursionisti, ma un vero libro di testo a cielo aperto sulla geologia dell'Appennino meridionale.
Scopriamo l'origine, le forme e l'assoluta necessità di proteggere questo santuario geologico.
Guardando oggi la falesia nuda della Vena dei Muli, si fatica a immaginare che quella stessa roccia si sia formata sul fondo di un mare caldo e poco profondo. La successione stratigrafica del complesso appartiene alla Piattaforma Carbonatica Appenninica, una massiccia struttura sedimentaria mesozoica (principalmente giurassico-cretacica).
I blocchi calcarei che costituiscono la parete mostrano chiaramente le transizioni tra ambienti di retroscogliera e di scarpata. Camminando lungo le pendici, l'occhio attento del geologo o del geo-appassionato può riconoscere le rocce calcaree ricche di fossili come i gusci di antichi molluschi marini estinti, come le Requienie, le Nerinee e soprattutto le Rudiste, bizzarri bivalvi a forma di cono che un tempo edificavano le scogliere tropicali.
L'attuale forma isolata e impervia del blocco è il risultato di violente spinte tettoniche. Il gruppo montuoso è delimitato da importanti sistemi di faglia regionali.
Nello specifico, la falesia della Vena dei Muli è separata dal corpo principale del Monte Tuoro dalla suggestiva valle tettonica del Piano dell'Angelo. Le faglie ad andamento Nord-Sud ed Est-Ovest hanno letteralmente "spezzato" e sollevato la piattaforma carbonatica originaria, creando la scarpata verticale che oggi domina l'orizzonte di Chiusano.
Una volta emerse dal mare e sollevate dalle faglie, le rocce calcaree hanno iniziato a subire l'incessante attacco degli agenti atmosferici. Il calcare, composto da carbonato di calcio, è solubile all'acqua piovana resa leggermente acida dall'anidride carbonica. Questo ha dato vita a spettacolari fenomeni carsici sia superficiali che sotterranei:
Campi Carreggiati (Lapiaz): Sulla cresta e lungo le aree pianeggianti sommitali, la roccia appare solcata da scanalature parallele e vaschette di corrosione.
Doline: depressioni nel terreno di forma circolare o ellittica che caratterizzano soprattutto aree a lieve pendenza e che si possono trovare isolate o in gruppo.
Conche Endoreiche: Ai piedi del crinale si aprono depressioni tettono-carsiche chiuse, come il Piano del Mangano, Piano dell'Angelo e la celebre Piana di Sant'Agata. Queste piane non hanno fiumi emissari superficiali: l'acqua piovana si raccoglie sul fondo e viene immediatamente drenata verso le profondità della terra attraverso inghiottitoi e fratture.
Forre carsiche: profondi canaloni nelle rocce calcaree in corrispondenza delle principali faglie che scendono ripidi dal versante e che in alcuni punti si manifestano come alte pareti a strapiombo in cui scorrono torrenti stagionali (Pietrastretta).
La forra di Pietrastretta
Dinamiche di Versante: La gravità e i cicli di gelo e disgelo provocano il progressivo distacco di frammenti rocciosi dalla falesia, accumulando enormi "falde di detrito" alla base della parete.
Grazie alla sua natura fortemente fratturata e ai canali carsici, il massiccio della Vena dei Muli si comporta come una gigantesca spugna rocciosa. L'acqua non scorre in superficie ma si infiltra rapidamente nel sottosuolo, andando ad alimentare l'immenso acquifero carbonatico del Tuoro.
Questo immenso bacino sotterraneo rappresenta il vero cuore idrografico del Mezzogiorno. Le acque infiltrate sulla Vena dei Muli e sulle piane carsiche viaggiano nel buio per chilometri prima di sgorgare purissime alle sorgenti perimetrali che riforniscono sia i centri abitati locali, sia i grandi acquedotti interregionali.
La bellezza paesaggistica e l'importanza scientifica di questo Geosito non lo rendono immune dai rischi. Una corretta strategia di geoconservazione è oggi fondamentale per preservare l'integrità del sito attraverso azioni mirate:
Protezione dell'Acquifero: Poiché il terreno calcareo filtra pochissimo le impurità superficiali, qualsiasi inquinamento antropico nelle piane carsiche finisce direttamente nelle sorgenti potabili.
Gestione del Turismo Sostenibile: I popolari itinerari escursionistici, come l'anello che unisce Cerunia, Vena dei Muli e Monte Tuoro, devono essere percorsi nel massimo rispetto. Il calpestio incontrollato distrugge il sottile strato di suolo fertile, accelerando l'erosione della roccia nuda.
L'installazione di pannelli esplicativi a Chiusano di San Domenico aiuterebbe residenti e visitatori a comprendere che quelle rocce non sono elementi immobili, ma un patrimonio geologico vivo e vulnerabile da consegnare intatto alle generazioni future.
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