venerdì 30 gennaio 2026

Sguardo geologico sull' area a nord dei M. Picentini


L’area compresa tra Chiusano di San Domenico e Montemiletto, a nord dei Monti Picentini, rappresenta un settore molto interessante dell’Appennino campano dal punto di vista geologico. In pochi chilometri affiorano infatti unità rocciose di età e origine molto diverse, che raccontano una storia lunga decine di milioni di anni, fatta di mari tropicali, bacini profondi, sollevamenti tettonici, fiumi e grandi eruzioni vulcaniche.


Questa varietà rende il territorio una sorta di laboratorio naturale per comprendere l’evoluzione geodinamica dell’Appennino meridionale.


La piattaforma carbonatica appenninica dei Monti Picentini 


Le rocce più antiche affioranti nell’area appartengono alla piattaforma carbonatica appenninica, ben rappresentata nei Monti Picentini. Si tratta di potenti successioni di calcari e dolomie deposte tra il Mesozoico e il Paleogene in ambienti marini caldi e poco profondi, simili alle attuali piattaforme carbonatiche tropicali.




Queste rocce, oggi sollevate e fratturate, costituiscono l’ossatura montuosa dell’area e sono spesso interessate da fenomeni carsici, come fratture, cavità e circolazione idrica sotterranea, che influenzano profondamente l’idrogeologia locale.


I flysch: testimonianze di mari profondi 


Al di sopra e a contatto tettonico con le unità carbonatiche affiorano diverse successioni di flysch, depositatesi in bacini marini profondi durante le fasi di smantellamento della piattaforma.


Il Flysch di Castelvetere 


Il Flysch di Castelvetere è costituito prevalentemente da alternanze di arenarie, marne e argilliti, deposte da correnti torbiditiche in un ambiente di mare profondo. 




Queste rocce testimoniano una fase in cui l’area era occupata da bacini sedimentari legati all’avanzamento della catena appenninica.


Il Flysch Rosso 


Accanto a esso affiora il Flysch Rosso, caratterizzato da calcari, marne e argille di colore rossastro, dovuto alla presenza di ossidi di ferro. 



Questo colore, facilmente riconoscibile sul terreno, rende l’unità particolarmente significativa anche dal punto di vista paesaggistico e permette di leggere con chiarezza le strutture tettoniche che hanno deformato l’area.


Le unità plioceniche: il ritorno del mare 


Dopo le principali fasi di deformazione dell’Appennino, nel Pliocene alcune aree furono nuovamente interessate da ingressioni marine. 

A questo periodo appartengono le unità plioceniche, costituite da sabbie, argille e conglomerati deposti in ambienti costieri e di piattaforma poco profonda.



Questi sedimenti segnano una fase di relativa calma tettonica e di progressiva emersione del territorio.


I depositi continentali del Fiume Calore 


Con il definitivo sollevamento dell’area e l’abbandono degli ambienti marini, il paesaggio assume una configurazione continentale.

Il Fiume Calore e i suoi affluenti hanno inciso il territorio, depositando sedimenti fluviali costituiti da ghiaie, sabbie e limi, spesso organizzati in terrazzi.




Questi depositi raccontano l’evoluzione recente del reticolo idrografico e sono fondamentali per comprendere la geomorfologia attuale della valle.


Le coperture piroclastiche: l’impronta del vulcanismo campano 


A completare il quadro geologico vi sono le coperture piroclastiche, legate alle grandi eruzioni dei vulcani campani, in particolare dei Campi Flegrei e del Vesuvio. Ceneri e pomici, trasportate anche a grande distanza, hanno ricoperto il territorio durante il Quaternario, modificando i suoli e influenzando la fertilità agricola.


Questi livelli piroclastici rappresentano spesso l’elemento più superficiale del paesaggio e giocano un ruolo importante nella stabilità dei versanti.


Conclusione 

L’area a nord dei Monti Picentini, tra Chiusano e Montemiletto, offre dunque una straordinaria sintesi della storia geologica dell’Appennino meridionale: dai mari tropicali della piattaforma carbonatica, ai bacini profondi dei flysch, fino ai fiumi e alle eruzioni vulcaniche più recenti. 

Un territorio in cui le rocce non sono solo elementi del paesaggio, ma vere e proprie pagine di un lungo racconto geologico.

mercoledì 28 gennaio 2026

Il Flysch Rosso nell'area a nord dei Monti Picentini

 



Il Flysch Rosso è una formazione sedimentaria profonda, appartenente al dominio Lagonegrese–Molisano del bacino pelagico della Catena Appenninica meridionale. Nell’area a nord dei Monti Picentini costituisce una delle principali unità litostratigrafiche affioranti e forma l’ossatura di numerosi rilievi collinari sui quali si ergono diversi centri abitati (Montemiletto, Montaperto, Montefalcione, Candida, S. Potito Ultra). 



Dal punto di vista tettonico, questi affioramenti rappresentano porzioni interne del sistema di bacino profondo prima della compressione orogenica appenninica, successivamente coinvolte nelle fasi deformative Cenozoiche tardive–Miocene–Pliocene. 


Composizione petrografica


Il Flysch Rosso in questa zona è caratterizzato da una alternanza di litofacies distinte:


1. Litofacies calcareo-clastica 


Questa è la componente più evidente in affioramento, soprattutto lungo i versanti e nei tagli stradali:


Si hanno: calcari clastici grigiastri e biancastri con stratificazione irregolare, calcareniti e calciruditi con frammenti di organismi (ad esempio rudiste, Orbitoidi, Alveoline e Nummuliti) tipiche di risedimenti torbiditici carbonatici. 

Banchi massivi con gradazione interna e tracce di base erosiva sui livelli inferiori. 

Queste componenti lapidee possono raggiungere spessori totali di alcune centinaia di metri e sono spesso intercalate con livelli marnosi e argillosi rossastri o grigiastri. 



2. Litofacies argilloso-marnosa 


Questa è la componente più fine, associata ai livelli calcarei:


Alternanza di argille, marne e calcilutiti di colore variabile (verde, rosso e grigio). Peliti marnose spesso scarsamente stratificate e piegate a causa delle deformazioni tettoniche. Questi materiali sono tipici di un ambiente di bacino profondo, dove la sedimentazione fine predominava tra gli eventi torbiditici. 



Nel complesso, la successione mostra una stratificazione molto variabile con transizioni localmente graduali tra componenti carbonatiche e pelitiche, riflettendo la dinamica di un bacino marino profondo con apporti laterali di materiale carbonatico dalla scarpata continentale. 


Origine e ambiente di deposizione 


Il Flysch Rosso si è depositato in un bacino marino profondo durante il Cretaceo superiore fino almeno al Miocene inferiore. È interpretato come prodotto di:


correnti torbiditiche e gravitative lungo la scarpata continentale,  apporti di sedimenti carbonatici e pelitici da una piattaforma adiacente.


Le facies calcaree clastiche indicano episodi di significativa deposizione di materiale carbonatico (bioclasti e calcari risedimentati), mentre i livelli pelitici riflettono periodi di sedimentazione più calma e di deposito fine. 


Struttura e deformazioni tettoniche 


Gli affioramenti da me visitati mostrano elevata tettonizzazione con pieghe strette, fratturazione intensa che frammenta le successioni in blocchi poliedrici e relazioni tettoniche complesse con altri sistemi deposizionali miocenici (es. Flysch di Castelvetere e Unità di Altavilla). 


La deformazione è associata alla fase di sollevamento e accavallamento che ha caratterizzato l’appennino meridionale durante il Cenozoico superiore, producendo un assetto molto piegato e fratturato di queste successioni sedimentarie profonde. 


Proprietà geotecniche e impatto sul paesaggio 


Dal punto di vista geologico-tecnico:


Il Flysch Rosso costituisce il substrato roccioso principale su cui sorgono diversi centri abitati (Montemiletto, Montaperto, Lapio, S.Potito Ultra). Le sequenze carbonatiche lapidee sono generalmente più competenti, ma gli orizzonti argillosi e marnosi conferiscono anisotropia meccanica e suscettibilità alla deformazione. In condizioni di superficie, fenomeni di alterazione e destabilizzazione dei versanti sono riconosciuti, correlabili anche al comportamento meccanico dei materiali pelitici nel Flysch Rosso. 


Questi aspetti hanno rilevanza per l’analisi della stabilità dei versanti, la sismicità locale e l’urbanistica del territorio. 


Conclusione 


Il Flysch Rosso nell'area a nord dei Monti Picentini costituisce una formazione di bacino profondo Cretaceo-Miocenica, caratterizzata da alternanze di calcari clastici e argille/marne. La sua architettura sedimentaria riflette una dinamica di bacino pelagico con apporti torbiditici carbonatici dal margine di una piattaforma, successivamente deformati da intense fasi tettoniche appenniniche. 

lunedì 26 gennaio 2026

Lettura geologica del paesaggio dal punto panoramico di Monte San Domenico – Chiusano di San Domenico





Dalla cima di M. San Domenico, piccolo rilievo dei Monti Picentini settentrionali, lo sguardo abbraccia un paesaggio che racconta milioni di anni di storia geologica dell’Appennino meridionale. Quello che oggi appare come un alternarsi di montagne, colline e valli è il risultato diretto dei movimenti tettonici e dei diversi tipi di rocce affioranti.


I rilievi carbonatici: lo “scheletro” del paesaggio 


Osservando verso i Monti Picentini, cioè, verso M. Luceto, si distinguono i rilievi più elevati e dalle forme spesso aspre e rocciose. Queste montagne sono costituite prevalentemente da calcari della piattaforma carbonatica appenninica, rocce dure e resistenti all’erosione.


👉 Come riconoscerle dal punto panoramico:


profili netti e massicci; versanti ripidi; colore chiaro delle rocce affioranti; scarsa copertura di suolo nelle zone più elevate. 


Questi rilievi rappresentano le parti più antiche del territorio, sollevate durante la formazione della catena appenninica.


Le colline dei flysch: un paesaggio più morbido 


Scendendo con lo sguardo verso le aree collinari tra Chiusano e Montemiletto, il paesaggio cambia: le forme diventano più arrotondate e continue. Qui affiorano soprattutto il Flysch di Castelvetere e il Flysch Rosso, costituiti da argille, marne, calcari clastici, conglomerati e arenarie.






👉 Elementi riconoscibili:


pendii dolci ma instabili; frequenti incisioni e piccoli calanchi; variazioni cromatiche, con tonalità grigie e rossastre. 


Queste rocce, più tenere, si erodono facilmente e danno origine a un paesaggio collinare dinamico, spesso interessato da frane superficiali.


Le valli: linee di debolezza tettonica 


Dal belvedere si leggono chiaramente le valli incise dai corsi d’acqua, in particolare quelle legate al bacino del Fiume Calore. 




Le valli non sono distribuite a caso: spesso seguono fratture e strutture tettoniche che hanno indebolito le rocce nel tempo.


👉 Osservando con attenzione:


le valli sono allungate e incise; i versanti opposti mostrano pendenze diverse; si notano terrazzi fluviali, soprattutto nelle aree più ampie. 


Queste forme raccontano il sollevamento recente del territorio e l’azione erosiva continua dei fiumi.


I pianori e le superfici dolci: le unità più giovani 


In alcuni settori si riconoscono superfici relativamente pianeggianti, spesso occupate da coltivi e insediamenti. Queste aree corrispondono a:


sedimenti pliocenici marini; depositi fluviali più recenti. 


👉 Nel paesaggio:


colori più chiari e uniformi; forme regolari; suoli profondi e fertili. 


Sono le parti più giovani della storia geologica, modellate dopo le grandi fasi di deformazione.


Le coperture piroclastiche: un velo che uniforma il paesaggio 


Gran parte del territorio osservabile dal Monte San Domenico è ricoperta da un sottile strato di ceneri vulcaniche, invisibili a occhio nudo ma fondamentali per il paesaggio.


👉 I loro effetti si riconoscono da:


vegetazione rigogliosa; suoli scuri e fertili; forme dei versanti apparentemente più uniformi. 


Queste coperture derivano dalle grandi eruzioni dei vulcani campani e rappresentano l’ultimo capitolo della storia geologica locale.


Una chiave di lettura per il visitatore 


Dal punto panoramico di Monte San Domenico è possibile leggere il territorio seguendo una semplice regola:


in alto → rocce più antiche e dure (calcari); intorno → colline più giovani e tenere (flysch); in basso → valli fluviali e depositi recenti; ovunque → il sottile contributo del vulcanismo.