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Il Ponte di Annibale a San Mango sul Calore: considerazioni geoarcheologiche su un attraversamento romano in Irpinia

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Nel territorio di San Mango sul Calore, situato nella provincia di Avellino, si trova uno dei più affascinanti manufatti della viabilità antica irpina: il noto Ponte di Annibale, una struttura tradizionalmente datata all’epoca romana e associata a leggende locali che ne attribuiscono l’origine al passaggio del generale cartaginese Annibale Barca durante la seconda guerra punica. Il ponte di Annibale - Foto: Fiore Silvestro Barbato, Licenza: CC BY-SA 2.0 by Wikimedia Commons Al di là della tradizione popolare, il ponte costituisce un caso di particolare interesse dal punto di vista geoarcheologico, in quanto consente di analizzare l’interazione tra il paesaggio fluviale, le vie di comunicazione antiche e le trasformazioni geomorfologiche nella valle del fiume Calore. Questo sito rappresenta quindi un piccolo laboratorio naturale per comprendere come le infrastrutture romane fossero integrate nel territorio dell’Irpinia interna. Il contesto geografico: la valle del Calore in Irpinia ...

Nel cuore della terra: esplorando le Grotte di Castelcivita nel Parco del Cilento

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Ci sono luoghi in cui il tempo sembra scorrere in modo diverso. Luoghi in cui la percezione dello spazio cambia e dove la natura racconta storie che hanno milioni di anni. Le Grotte di Castelcivita, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, sono uno di questi. Le grotte si trovano nel territorio di Castelcivita, in provincia di Salerno, e rappresentano uno dei sistemi carsici più importanti dell’Italia meridionale. Con oltre quattro chilometri di sviluppo conosciuto, costituiscono un vero e proprio labirinto sotterraneo di sale, gallerie e cunicoli scolpiti lentamente dall’acqua nel corso del tempo. Le Grotte di Castelcivita sono il risultato di un lungo processo di carsificazione che ha interessato le rocce calcaree dei Monti Alburni. Queste rocce si sono formate in ambienti marini durante il Mesozoico, quando gran parte dell’area che oggi costituisce l’Appennino meridionale era coperta dal mare. Successivamente, i movimenti tettonici che hanno dato origine ...

Castelcivita: un viaggio nel Paleolitico nel cuore del Cilento

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Nel verde del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la Grotta di Castelcivita custodisce tracce preziose della vita umana di decine di migliaia di anni fa. Qui, durante il Paleolitico superiore, uomini e donne affrontavano le sfide di un mondo selvaggio, sviluppando abilità che avrebbero segnato la storia dell’umanità. Ingresso della Grotta di Castelcivita Il Paleolitico, letteralmente “Età della Pietra Antica”, è il periodo in cui l’uomo imparò a utilizzare la pietra per creare utensili e armi. Nella grotta di Castelcivita, gli archeologi hanno rinvenuto strumenti in selce e ossidiana scheggiata, indicativi di una società di cacciatori-raccoglitori. Le attività quotidiane includevano: Caccia e raccolta: cervi, cinghiali e piccoli mammiferi fornivano carne, pellicce e ossa per utensili.  Frutti, radici e bacche integravano l’alimentazione.  Produzione di utensili: schegge di pietra diventavano punte di freccia, raschiatoi o lame, mostrando ingegno e capacità m...

La Mefite della Valle d'Ansanto: tra mito e realtà geologica

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Introduzione La Valle di Ansanto, a circa 4 km dal centro abitato di Rocca S. Felice, in provincia di Avellino, è un luogo che affascina da secoli. Con il suo paesaggio inquietante, le fumarole e l'aria impregnate di zolfo, è stata protagonista di leggende e racconti, ma anche oggetto di studi scientifici. L’area è famosa non solo per il suo interesse geologico, ma anche per la sua connessione con la mitologia. Virgilio, nell’Eneide, fa riferimento a questa valle come a un luogo misterioso e inquietante, legato alle forze primordiali. Ma cos'è davvero la mefite della Valle di Ansanto? E come si intrecciano mito e geologia in questo angolo del mondo? La Mefite nell’Eneide Nel VII libro dell’Eneide, Virgilio descrive la Valle di Ansanto come una terra desolata, invasa da vapori maleodoranti e gas pestilenziali. Quando Enea, durante il suo viaggio verso l’Italia, arriva in questo luogo, egli e i suoi compagni si trovano di fronte a una "terra malsana" dove le "acque...

La terra racconta: la geoarcheologia del sito neolitico della Starza

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Ariano Irpino non è solo un crocevia medievale o una città di confine tra Campania e Puglia. Molto prima delle mura normanne, molto prima delle strade moderne, su una collina battuta dal vento viveva una comunità neolitica.  Oggi conosciamo grazie al sito della La Starza, uno dei contesti preistorici più importanti dell’Italia meridionale. E a raccontarcelo non sono soltanto i reperti. È il terreno stesso. Un villaggio del VI millennio a.C.  Le prime frequentazioni della Starza risalgono al Neolitico antico, attorno alla metà del VI millennio a.C. (circa 5500–5000 a.C.). In questa fase le comunità agricole si sono già stabilizzate: coltivano cereali, allevano animali, producono ceramica. Nel corso del V e IV millennio a.C., il sito continua a essere occupato, con fasi successive di riorganizzazione e trasformazione dell’abitato. Non parliamo quindi di un insediamento effimero, ma di una presenza stabile e strutturata nel tempo. La posizione non è casuale: altura dominante, con...

Come i movimenti della crosta terrestre hanno costruito il paesaggio. L'esempio dell'area a nord dei Monti Picentini

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Il paesaggio collinare e montuoso a nord dei Monti Picentini non è casuale: è il risultato diretto dei movimenti tettonici che hanno dato origine all’Appennino.  Le rocce affioranti nell’area raccontano una lunga storia di compressioni, sovrascorrimenti e sollevamenti che hanno modellato rilievi, valli e versanti. Dalla piattaforma carbonatica alla catena montuosa  In origine, le rocce carbonatiche dei Monti Picentini si formarono in un mare caldo e poco profondo, molto lontano dalla posizione attuale. Per milioni di anni si accumularono lentamente fanghi calcarei e resti di organismi marini, creando una piattaforma stabile e spessa. Con l’inizio dell’orogenesi appenninica, tra Miocene e Pliocene, la situazione cambiò radicalmente: la compressione tra la placca africana e quella europea provocò il ripiegamento e la fratturazione di queste rocce, che vennero sollevate e spinte verso nord-est. 👉 Nel paesaggio attuale: i rilievi più alti e aspri dei Picentini corrisp...

Sguardo geologico sull' area a nord dei M. Picentini

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L’area compresa tra Chiusano di San Domenico e Montemiletto, a nord dei Monti Picentini, rappresenta un settore molto interessante dell’Appennino campano dal punto di vista geologico. In pochi chilometri affiorano infatti unità rocciose di età e origine molto diverse, che raccontano una storia lunga decine di milioni di anni, fatta di mari tropicali, bacini profondi, sollevamenti tettonici, fiumi e grandi eruzioni vulcaniche. Questa varietà rende il territorio una sorta di laboratorio naturale per comprendere l’evoluzione geodinamica dell’Appennino meridionale. La piattaforma carbonatica appenninica dei Monti Picentini  Le rocce più antiche affioranti nell’area appartengono alla piattaforma carbonatica appenninica, ben rappresentata nei Monti Picentini. Si tratta di potenti successioni di calcari e dolomie deposte tra il Mesozoico e il Paleogene in ambienti marini caldi e poco profondi, simili alle attuali piattaforme carbonatiche tropicali. Queste rocce, oggi sollevate e fratturat...