https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Fiordo_di_Furore_(Salerno)_-_Campania_-_Italy.jpg
Il Fiordo di Furore è uno di quei posti che non si dimenticano: selvaggio, autentico e incredibilmente suggestivo. Nel cuore della Costiera Amalfitana, questo piccolo angolo nascosto regala emozioni uniche tra mare cristallino, pareti rocciose e silenzi che parlano.
Si tratta di uno dei geositi più spettacolari della Costiera Amalfitana perché incarna la lotta tra l'erosione fluviale e l'innalzamento del livello del mare. Non è un vero "Fiordo".
Dal punto di vista geomorfologico, il termine è tecnicamente improprio. Mentre i fiordi scandinavi sono scavati dai ghiacciai, quello di Furore è una Ria, una profonda incisione fluviale (un vallone) scavata dal torrente Schiato, che scende dall'altopiano di Agerola. Le pareti sono quasi verticali (falesie) a causa del rapido sollevamento tettonico dell'intera catena dei Monti Lattari, iniziato nel Pleistocene inferiore
La "trasgressione marina" (l'innalzamento del mare dopo l'ultima glaciazione, circa 10000 anni fa) ha poi invaso la parte terminale della valle, creando la piccola spiaggia e lo specchio d'acqua interno.
La "pietra" di Furore è costituita da potenti successioni di calcari e dolomie mesozoiche.
Queste rocce sono durissime ma soggette a carsismo. L'azione combinata dell'acqua piovana (chimica) e della forza meccanica dello Schiato ha approfittato delle fratture tettoniche per scavare pareti verticali alte oltre 30 metri.
La successione rocciosa che osservi camminando lungo le scale del fiordo appartiene all'Unità dei Monti Lattari - Picentini.
Si tratta prevalentemente di calcari e dolomie stratificate del Giurassico superiore e Cretacico inferiore. Sono rocce carbonatiche formatesi in ambienti di piattaforma marina tropicale, simili alle odierne Bahamas. Al di sopra di questo substrato calcareo, troverai spesso depositi sciolti di pomici e ceneri provenienti dalle eruzioni del Somma-Vesuvio. Questi materiali sono fondamentali per la geomorfologia locale perché, se saturati, alimentano le colate detritiche che hanno modellato il fondo del vallone.
Il vallone è un sistema geomorfologico ancora attivo. La presenza di detriti alla base delle pareti racconta di continui crolli e rotolamenti.
Il borgo (il "paese che non c'è") è un esempio incredibile di architettura rupestre. Le case sono aggrappate alla roccia per sfuggire alla forza delle piene dello Schiato e per mimetizzarsi nella morfologia aspra del sito.
La morfologia stretta e profonda del fiordo non era solo un ostacolo, ma una risorsa energetica.
Il torrente Schiato, pur avendo un bacino piccolo, ha una pendenza elevatissima. Gli abitanti hanno costruito sistemi di canalizzazione per convogliare l'acqua verso lo Stenditoio (per asciugare la carta) e il Mulinello.
Le alte pareti calcaree proteggono il fondo del vallone dai venti forti e dalla salsedine diretta, creando l'umidità costante necessaria per la produzione della carta di Amalfi.
Osserva come le strutture antropiche (muri di contenimento e opifici) usino lo stesso calcare delle pareti circostanti, rendendo il borgo quasi invisibile dall'alto: un perfetto esempio di mimetismo geo-architettonico
In tal senso il fiordo è un "monumento dinamico": la stessa acqua che ha creato la bellezza del sito (scavando la gola) è anche l'elemento che ha permesso la sopravvivenza economica di Furore per secoli, un luogo da vedere almeno una volta nella vita.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.