Il Flysch di Castelvetere: Un'affascinante Storia Geologica


Oggi, attraverso la nostra analisi geologica, esamineremo le caratteristiche principali del Flysch di Castelvetere, una formazione sedimentaria di grande rilevanza nell'Appennino Campano-Irpino. Questa regione, situata nella Campania interna, rappresenta un'opportunità unica per coloro che desiderano comprendere come il nostro pianeta si sia evoluto nel corso dei millenni.
















L'Appennino Campano-Irpino è rinomato non solo per la sua incantevole bellezza paesaggistica, ma anche per le sue peculiari caratteristiche geologiche. Le montagne narrano storie antiche, le formazioni rocciose rivelano i segreti di ere passate e i fenomeni naturali trasformano questa regione in un laboratorio all'aperto per gli studiosi di geologia. 

Se desideri scoprire come le forze naturali abbiano plasmato queste straordinarie valli e montagne, e come i geologi analizzino tali processi per comprendere il passato e anticipare il futuro del nostro pianeta, sei nel posto giusto! 

Ma che cos'è esattamente il flysch e come si è formato in questa specifica area?

Il termine flysch indica una successione di rocce sedimentarie, come conglomerati, sabbie, argille e marne, che si sono depositate in un ambiente marino profondo, spesso legato a fenomeni di subsidenza, ovvero il ribassamento di una porzione della crosta terrestre, a seguito di frane sottomarine sulle scarpate continentali. 

Questi depositi si accumulano in condizioni particolari, come in una zona di interazione tra un continente e un bacino profondo, e sono caratterizzati da alternanze di strati di ghiaia, sabbia e argilla.



Conglomerati



Il Flysch di Castelvetere rappresenta un'importante testimonianza di un lungo processo geologico avvenuto durante il Miocene superiore, circa 7-8 milioni di anni fa. In quel periodo, l'area attualmente nota come Appennino Campano-Irpino era dominata da un ambiente marino profondo, dove i sedimenti provenienti da terre emerse si accumulavano in strati successivi. 

Questa successione di strati, visibile oggi nelle rocce, è il risultato di eventi naturali come il sollevamento della crosta terrestre e l'azione dei fiumi che trasportavano ghiaie, sabbie e argille nelle acque più profonde. Ogni strato narra una parte della storia della Terra, documentando le condizioni climatiche e ambientali di milioni di anni fa. La combinazione di sabbie e argille che caratterizza il flysch riflette anche un'alternanza tra periodi di maggiore e minore attività sedimentaria.

 

                                                                    Arenarie



Una caratteristica affascinante del Flysch di Castelvetere è la sua composizione eterogenea: le rocce che formano questa struttura sono principalmente conglomerati (ghiaie cementate), arenarie (sabbia indurita) e argille (piccole particelle minerali). Queste rocce presentano una struttura che narra di ambienti marini profondi e di movimenti tettonici che hanno provocato il sollevamento di questi strati sedimentari, portandoli in superficie, dove oggi possiamo osservarli durante escursioni geologiche o passeggiate nel parco.


                                                                           Siltiti




Il Flysch di Castelvetere riveste un'importanza notevole per i geologi, poiché presenta una stratificazione chiaramente visibile e ben conservata, che consente di ricostruire l'evoluzione paleogeografica e tettonica della regione. Quest'area rappresenta anche un esempio di come l'orogenesi appenninica, ovvero il sollevamento delle montagne appenniniche, abbia avuto un ruolo fondamentale nel modellare il paesaggio attuale. 

Analizzare il Flysch di Castelvetere non solo ci aiuta a comprendere l'evoluzione della Terra nel corso dei millenni, ma ci fornisce anche indizi preziosi su fenomeni geologici come i movimenti tettonici, l'evoluzione dei bacini sedimentari e l'esistenza di antichi mari che si trovavano milioni di anni fa. Si tratta di un vero e proprio "libro aperto" della geologia, che ci consente di ricostruire eventi passati e di apprendere sulla formazione delle terre emerse.

Il Flysch di Castelvetere è costituito principalmente da rocce sedimentarie di tipo clastico, cioè formate da frammenti di altre rocce. Le caratteristiche sedimentologiche di questa formazione sono indicative di un ambiente di deposizione marino profondo, che esisteva durante il Miocene:

1.     Conglomerati: Sono rocce costituite da ghiaie compatte. Si presentano come accumuli caotici deposti da frane sottomarine.

2.     Arenarie e Siltiti: Queste rocce sono composte principalmente da sabbia e limo che, attraverso la compattazione e la cementazione, si è trasformata in una roccia solida. Le arenarie del Flysch di Castelvetere sono generalmente ben stratificate e presentano un aspetto più coeso rispetto ad altri sedimenti. Questi strati sabbiosi si sono formati quando i fiumi che sfociavano nel mare trasportavano sabbia dalle terre emerse.

3.     Argille e marne: Accanto alle arenarie, ci sono anche spesse sequenze di argille e marne (sedimenti a base di argilla e carbonato di calcio). Questi materiali si sono depositati in acque più tranquille e profonde, dove la velocità delle correnti marine era minore, consentendo la sedimentazione di particelle fini. Le argille sono particolarmente utili per capire le variazioni nell’ambiente marino profondo e i periodi di calma nelle dinamiche sedimentarie.

4.     Alternanza di Strati: Una delle caratteristiche più evidenti del Flysch di Castelvetere è l’alternanza tra strati di sabbia e strati di argilla o marna. Questo tipo di stratificazione è tipico dei cicli di sedimentazione che si alternano tra fasi di maggiore energia (in cui si depositano sabbie) e fasi di minore energia (in cui si depositano argille e marne). Questa alternanza è importante perché rappresenta un record delle fluttuazioni nel livello del mare e dei cambiamenti nei processi di deposizione.

5.   Intercalazioni calcaree e argillose: Si tratta di brecce, blocchi calcarei e masse argillose estranee al bacino, provenienti da terre emerse e deposte a causa di processi gravitativi o tettonici. 

Le strutture sedimentarie presenti nel Flysch di Castelvetere ci forniscono informazioni aggiuntive sugli antichi ambienti marini in cui i sedimenti si sono depositati. Alcune delle strutture più comuni includono:

1.     Stratificazione: La stratificazione è generalmente orizzontale, indicando una deposizione regolare di sedimenti. Tuttavia, possono esserci anche alcuni strati inclinati, dovuti a movimenti tettonici che hanno interessato la zona dopo la deposizione.

2.     Ripples e ondulazioni: In alcuni strati sabbiosi, è possibile osservare le impronte lasciate dalle correnti marine. Le ondulazioni (ripples) sono piccole onde sedimentarie formate da correnti di bassa energia che attraversano la superficie del sedimento sabbioso. Queste strutture ci indicano che, in alcuni periodi, l’ambiente marino era agitato ma non in modo violento.

3.     Lamine di compattamento: All’interno delle argille e delle marne, si possono osservare delle lamine molto sottili che sono il risultato di una deposizione lenta e continua di particelle fini, segno che queste rocce si sono formate in ambienti marini relativamente tranquilli, con poca agitazione.

4.     Fratture tettoniche: A causa delle forti forze tettoniche che hanno interessato la zona, è possibile osservare fratture e faglie nei sedimenti del flysch. Queste strutture testimoniano i movimenti che hanno sollevato e deformato la crosta terrestre, portando in superficie strati che in origine si trovavano a profondità maggiori.


Un ulteriore elemento affascinante del Flysch di Castelvetere è rappresentato dalla sua fauna fossile, sebbene sporadica, che consente di ricostruire l'ambiente marino in cui questi sedimenti si sono accumulati. Principalmente costituita da foraminiferi, organismi marini microscopici, questa fauna è particolarmente utile per la datazione dei sedimenti. Questi piccoli fossili ci offrono una comprensione più approfondita del periodo di formazione del flysch, che risale principalmente al Miocene. Inoltre, l'analisi dei microfossili può rivelare informazioni sulle condizioni ambientali, come la salinità e la temperatura dell'acqua. 

Il Flysch di Castelvetere non è solo una formazione geologica di interesse per la sua composizione e le sue strutture sedimentarie, ma rappresenta anche una finestra sul passato marino dell'area. I sedimenti e i fossili narrano storie di un antico mare che ha lasciato un'impronta nel paesaggio attuale, e ogni strato di roccia fornisce indizi sulle condizioni ambientali di milioni di anni fa. Esplorare queste formazioni è come intraprendere un viaggio nel tempo, dove ogni pietra e ogni fossile raccontano una storia di antiche ere geologiche. 

Se sei un appassionato di geologia, ti invito a visitare la zona di affioramento del Flysch di Castelvetere per scoprire ulteriormente la storia della Terra!


Informazioni circa la Formazione di Castelvetere possono essere reperite in diverse fonti geologiche. Qui ce ne sono alcune:

Cataldo G. (2007) – Ricerche geologiche nel Parco Regionale dei M. Picentini: individuazione e studio di geositi e itinerari geologici – Tesi di Laurea in Scienze Geologiche, Università di Napoli Federico II, Napoli.

Cataldo G. (2019). I depositi flyschoidi della formazione di Castelvetere: dalla conoscenza di base alle proposte di valorizzazione. Atti della Commissione Ambiente. Comune di Chiusano di San Domenico. www. Independent/Academia.edu/GiorgioCataldo1

Cocco et al., (1974) – Le unità irpine nell’area a nord di M. Marzano, Appennino meridionale. Mem. Soc. Geol. It., 13.

Critelli & Le Pera (1995) – La formazione di Castelvetere nell’evoluzione petrostratigrafica dell’avanfossa del Tortoniano-Messiniano dell’Appennino meridionaleBoll. Soc. Geol. It., 114.

Di Nocera et al., (2006) – Schema geologico del transetto Monti Picentini orientali-Monti della Daunia meridionali: unità stratigrafiche ed evoluzione tettonica del settore esterno dell’Appennino meridionale – Boll. Soc. Geol. It., 125

D’Argenio B., Pescatore T., Scandone P. (1973) – Schema geologico dell’Appennino meridionale (Campania e Lucania). Atti Conv. Moderne vedute sulla geologia dell’Appennino. Acc. Naz. Lincei, 182.

Pescatore T., Sgrosso I., Torre M. (1970) – Lineamenti di tettonica e sedimentazione nel Miocene dell’Appennino campano-lucano. Mem. Soc. natur., Napoli. 78.

Pescatore T. (1988) – La sedimentazione miocenica nell’Appennino campano-lucano. Mem. Soc. Geol. It., 41: 37-46.

 

 


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