Lettura geologica del paesaggio dal punto panoramico di Monte San Domenico – Chiusano di San Domenico





Dalla cima di M. San Domenico, piccolo rilievo dei Monti Picentini settentrionali, lo sguardo abbraccia un paesaggio che racconta milioni di anni di storia geologica dell’Appennino meridionale. Quello che oggi appare come un alternarsi di montagne, colline e valli è il risultato diretto dei movimenti tettonici e dei diversi tipi di rocce affioranti.


I rilievi carbonatici: lo “scheletro” del paesaggio 


Osservando verso i Monti Picentini, cioè, verso M. Luceto, si distinguono i rilievi più elevati e dalle forme spesso aspre e rocciose. Queste montagne sono costituite prevalentemente da calcari della piattaforma carbonatica appenninica, rocce dure e resistenti all’erosione.


👉 Come riconoscerle dal punto panoramico:


profili netti e massicci; versanti ripidi; colore chiaro delle rocce affioranti; scarsa copertura di suolo nelle zone più elevate. 


Questi rilievi rappresentano le parti più antiche del territorio, sollevate durante la formazione della catena appenninica.


Le colline dei flysch: un paesaggio più morbido 


Scendendo con lo sguardo verso le aree collinari tra Chiusano e Montemiletto, il paesaggio cambia: le forme diventano più arrotondate e continue. Qui affiorano soprattutto il Flysch di Castelvetere e il Flysch Rosso, costituiti da argille, marne, calcari clastici, conglomerati e arenarie.






👉 Elementi riconoscibili:


pendii dolci ma instabili; frequenti incisioni e piccoli calanchi; variazioni cromatiche, con tonalità grigie e rossastre. 


Queste rocce, più tenere, si erodono facilmente e danno origine a un paesaggio collinare dinamico, spesso interessato da frane superficiali.


Le valli: linee di debolezza tettonica 


Dal belvedere si leggono chiaramente le valli incise dai corsi d’acqua, in particolare quelle legate al bacino del Fiume Calore. 




Le valli non sono distribuite a caso: spesso seguono fratture e strutture tettoniche che hanno indebolito le rocce nel tempo.


👉 Osservando con attenzione:


le valli sono allungate e incise; i versanti opposti mostrano pendenze diverse; si notano terrazzi fluviali, soprattutto nelle aree più ampie. 


Queste forme raccontano il sollevamento recente del territorio e l’azione erosiva continua dei fiumi.


I pianori e le superfici dolci: le unità più giovani 


In alcuni settori si riconoscono superfici relativamente pianeggianti, spesso occupate da coltivi e insediamenti. Queste aree corrispondono a:


sedimenti pliocenici marini; depositi fluviali più recenti. 


👉 Nel paesaggio:


colori più chiari e uniformi; forme regolari; suoli profondi e fertili. 


Sono le parti più giovani della storia geologica, modellate dopo le grandi fasi di deformazione.


Le coperture piroclastiche: un velo che uniforma il paesaggio 


Gran parte del territorio osservabile dal Monte San Domenico è ricoperta da un sottile strato di ceneri vulcaniche, invisibili a occhio nudo ma fondamentali per il paesaggio.


👉 I loro effetti si riconoscono da:


vegetazione rigogliosa; suoli scuri e fertili; forme dei versanti apparentemente più uniformi. 


Queste coperture derivano dalle grandi eruzioni dei vulcani campani e rappresentano l’ultimo capitolo della storia geologica locale.


Una chiave di lettura per il visitatore 


Dal punto panoramico di Monte San Domenico è possibile leggere il territorio seguendo una semplice regola:


in alto → rocce più antiche e dure (calcari); intorno → colline più giovani e tenere (flysch); in basso → valli fluviali e depositi recenti; ovunque → il sottile contributo del vulcanismo. 


Commenti

Post popolari in questo blog

Tra Storia e Roccia: Uno Sguardo Geoarcheologico sul Monte San Domenico

Il Flysch di Castelvetere: Un'affascinante Storia Geologica

Il Patrimonio geologico dell'Appennino campano