Dall’Eremo di San Guglielmo a Piana S. Agata attraverso il Sentiero Alano
Descrizione dell'itinerario
Questo sentiero rappresenta un itinerario escursionistico di elevato valore naturalistico, paesaggistico e geologico. Si sviluppa in un ambiente appenninico ricco di suggestioni storiche e spirituali, collegando l’Eremo di San Guglielmo alla Piana carsica di Sant’Agata, lungo un percorso di circa 2 km che attraversa boschi misti, formazioni calcaree e rilievi panoramici.
Oltre a offrire un’esperienza immersiva nella natura, il sentiero permette di leggere il paesaggio come un testo stratificato, in cui si intrecciano vicende umane, dinamiche ecologiche e fenomeni geomorfologici complessi.
L’itinerario escursionistico è stato ideato quindi in alcuni stop, individuati in aree di interesse geologico e/o geomorfologico ma che accomunano anche un interesse storico e naturalistico.
Il percorso, della durata minima di mezza giornata, al momento della sua attuazione, può essere integrato con iniziative culturali e soste eno-gastronomiche in strutture ricettive della zona che si distinguono per l’ospitalità e la rinomata produzione culinaria offerte e che potrebbero stimolare flussi turistici dai paesi vicini, di studenti e persone appassionate.
Eremo di San Guglielmo – Il punto d'origine storico-spirituale
Il percorso inizia presso l’Eremo di San Guglielmo, un sito di rilevanza storica e religiosa che risale al XII secolo. Qui vissero i discepoli di San Guglielmo da Vercelli, eremita e fondatore dell’Ordine Guglielmita, i quali scelsero questo luogo per il loro ritiro ascetico.
L’eremo, parzialmente scavato nella roccia e immerso in un fitto castagneto, rappresenta un raro esempio di architettura religiosa rupestre ben integrata nel contesto naturale.
Dal punto di vista ambientale, l’area è caratterizzata da un microclima fresco e umido, con una ricca presenza di muschi, felci e sottobosco, segno della buona conservazione dell’ecosistema forestale.
Monte San Domenico – Una dorsale tra storia e leggenda
Superato l’eremo, il sentiero si inerpica fino alla dorsale del Monte San Domenico (circa 800 m s.l.m.). Questo rilievo, rappresenta un punto di transizione tra l’ambiente collinare e quello montano con un mosaico di habitat ricco di specie erbacee adattate a suoli calcarei e a forti escursioni termiche.
Al valore naturalistico si aggiunge quello antropologico: la toponomastica e alcune leggende locali conferiscono a questo luogo un’antica funzione rituale, forse precristiana, come area di culto o punto di confine tra comunità pastorali.
La sommità presenta una piattaforma rocciosa sulla quale si trovano il convento di S. Domenico risalente al XIII secolo, costruito su una più antica cappella, poi divenuto la chiesa di S. Maria Maggiore, e i resti di un castello di epoca medievale, di cui si possono osservare la poderosa cinta muraria con feritoie, che circondava tutta la parte alta del monte, tracce di una torre di avvistamento e le segrete dove Federico II di Svevia si dice vi abbia rinchiuso un brigante dell’epoca, certo Obizzo Balbo. Il castello risale all’epoca della dominazione longobarda (571-774).
Su M. S. Domenico è possibile osservare una parte della successione stratigrafica cretacica. I tagli antropici praticati sul versante orientale per la costruzione della strada mettono in evidenza infatti i caratteri sedimentologici e paleontologici salienti della formazione rocciosa. Si tratta di calcari ricchi di organismi fossili come bivalvi, foraminiferi bentonici, gasteropodi, alghe calcaree, che hanno permesso di attribuire queste rocce al Cretacico inferiore, cioè risalenti a circa 100 milioni di anni fa.
Il Sentiero Alano – Una geografia ondulata di origine carsica
Il tratto più caratteristico del percorso è rappresentato dal cosiddetto Sentiero Alano, che attraversa un sistema collinare composto da numerosi hum, rilievi arrotondati disposti in sequenza.
Dal punto di vista geomorfologico, si tratta di formazioni tipiche di paesaggi carsici residuali: le colline sono ciò che rimane dell’erosione selettiva di un altopiano calcareo, modellato da processi dissolutivi e meccanici nel corso dei millenni.
Questa particolare morfologia conferisce al paesaggio un aspetto quasi lunare. Camminare in quest’area significa attraversare un “mare pietrificato”, in cui ogni dosso narra una storia geologica.
L’origine del toponimo “Alano” non è documentata con certezza, ma potrebbe derivare da tradizioni pastorali locali o da denominazioni antiche legate alla conformazione del territorio.
Monte Vena dei Corvi – Piattaforma panoramica e area di sosta
Il Monte Vena dei Corvi rappresenta uno dei punti più alti del percorso, con un'altitudine di circa 1100 m. Da qui si gode di un suggestivo panorama che abbraccia la vicina Piana del Dragone, in agro di Volturara Irpina, importante polje e geosito regionale che contribuisce all’alimentazione, tramite l’inghiottitoio “Bocca del Dragone”, delle sorgenti di Cassano Irpino, nonché l’imponente vetta del massiccio del Terminio che raggiunge la ragguardevole quota di circa 1800 metri.
Le caratteristiche ecologiche della zona cambiano con le stagioni: in primavera, la biodiversità delle piante è particolarmente ricca grazie alla presenza di molte specie endemiche o relitte; in autunno, si nota una colorazione vivace della vegetazione decidua.
Il sito è adatto anche come area di sosta o bivacco, nonostante la mancanza di strutture attrezzate. La bassa antropizzazione e l'esposizione consentono un'elevata qualità dell'esperienza sensoriale, con una chiara percezione del silenzio ambientale.
Piana S. Agata – Un paesaggio carsico a cielo aperto
La parte conclusiva dell'escursione si sviluppa nella Piana S. Agata, un'area pianeggiante di origine carsica, caratterizzata da suoli calcarei ben drenati, una copertura vegetale modesta e la presenza di forme tipiche del carsismo superficiale.
In questo luogo si possono osservare doline, piccoli inghiottitoi e affioramenti rocciosi che testimoniano l'azione dell'acqua sulle rocce carbonatiche nel corso dei millenni. L'assenza di corsi d'acqua superficiali mette in evidenza la circolazione idrica sotterranea.
La piana rappresenta anche un forte elemento simbolico all'interno del percorso: mentre l'eremo era un luogo di raccoglimento e chiusura, la piana offre invece un senso di apertura, spazio e orizzonte, concludendo il cammino in una dimensione contemplativa.



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