La geologia tecnica dell'area di Chiusano di S. Domenico

 


Il territorio comunale di Chiusano di S. Domenico è suddivisibile in due realtà geologicamente e geotecnicamente molto diverse e praticamente contrapposte: l’area montana a sud del centro urbano e l’area a nord dell’abitato, collinare, dalle falde del M. Tuoro s.l. fino agli alvei dei valloni Campore e S. Marco e oltre.




Per quanto concerne la composizione del sottosuolo cittadino dobbiamo dire che si tratta di aree sulle quali si è sviluppato un centro urbano con una storia plurisecolare che ha portato profonde modifiche morfologiche accompagnate dalla copertura della superficie topografica da parte di edifici e di strade, rendendo alquanto problematico riconoscere i tratti naturali del territorio.

In particolare sono venuti a risultare molto rari gli affioramenti del sottosuolo, costituiti di fatto solo da scavi occasionali per cantieri edili.

Tale situazione di invisibilità viene affrontata raccogliendo informazioni relative al sottosuolo attraverso ispezioni di scavi, perforazioni e rilevamenti delle aree di campagna.

Il primo settore che riguarda la collina di S. Domenico, è caratterizzato da un vasto corpo sedimentario appartenente alla grande piattaforma carbonatica appenninica costituito da una successione stratigrafica di spessore visibile intorno al migliaio di metri, di calcari detritici e organogeni, calcari marnosi e brecce calcaree, di color bianco o grigio, organizzati in strati di spessore variabile, generalmente pendenti verso nord. Tale pila di strati si è deposta in ambienti marini poco profondi, di scogliera, nell’Era Mesozoica (si tratta cioè di rocce di età compresa tra 190 e 65 milioni di anni fa).

Il secondo settore, più esteso, e che interessa la maggior parte dell’abitato, è caratterizzato prevalentemente da una serie terrigena di tipo flyschoide. Si tratta di depositi marini profondi immediatamente contemporanei al parossismo orogenetico della catena appenninica. Questi terreni, a componente argillosa e sabbiosa, sono facilmente aggredibili dagli eventi piovosi intensi che li trasformano in un’estesa coltre di alterazione di terreni eluviali e colluviali.

I terreni eluviali sono il prodotto della progressiva alterazione chimica e fisica che interessa superficialmente il substrato litoide. Essi sono costituiti, data la locale litologia, da materiali a grana fine o finissima (argille limose e sabbiose) e formano delle estese coltri di spessore variabile da pochi decimetri a qualche metro.

I terreni colluviali sono formati dall’accumulo di materiale detritico, derivante dall’alterazione e disgregazione dei calcari e delle arenarie ad opera degli agenti atmosferici che, depostosi sotto forma di falde, si trova lungo le principali rotture di pendio poste ai bordi dei rilievi calcarei o delle colline arenacee. Si tratta di depositi privi di qualsiasi classazione i cui clasti, piuttosto grossolani, sono immersi in una matrice minuta calcarea o argillosa. Sono quasi ovunque frammisti a materiali piroclastici rimaneggiati e ad elementi residui della dissoluzione dei calcari.

Sono questi i terreni che interessano maggiormente le fondazioni di edifici e di altre opere di costruzione del centro abitato. Sotto il profilo geotecnico ci si trova nel campo dei suoli o terreni s.str.. Generalmente si configurano basse proprietà di resistenza meccanica globale, con alti valori della deformabilità, soprattutto in relazione allo stato di cementazione e ai parametri dell’attrito. L’acqua influisce sulle caratteristiche geotecniche producendo un’ulteriore degradazione delle proprietà meccaniche.

Il miglioramento delle proprietà meccaniche caratteristiche con la profondità comporta un corrispondente aumento della capacità portante di questi terreni.

I substrati calcarei e arenitici offrono invece buone o discrete caratteristiche fondazionali in termini di elasticità, deformabilità, capacità portante.

In tutto il territorio, inoltre, numerosi sono i casi di instabilità, dovuti in buona parte all’alta aliquota di terreni argillosi, particolarmente sensibili all’azione franosa. Basta un taglio irrazionale o una modifica dell’angolo del pendio, accompagnati magari dalla semplice azione degli agenti atmosferici, per provocare un dissesto o quanto meno una modifica nell’ambiente fisico preesistente. Si sono verificate frane e smottamenti con interruzioni di strade, abitazioni in pericolo, manufatti vari lesionati e nella loro varietà si riscontrano di volta in volta le solite ragioni legate alla natura del terreno, alle sue caratteristiche, ai processi alterativi in atto ed alle modifiche apportate dall’uomo col suo intervento non sempre razionale mentre sta entrando nell’abitudine parlare di “imprevisto geologico”.

Sembra quasi di poter dire che le caratteristiche, i procedimenti, i dimensionamenti e gli stessi rimedi sono stati finora adottati e fissati intuitivamente senza tener conto dei fattori geologici, geomorfologici e geotecnici.

Concludendo possiamo dire che ancora oggi il sottosuolo è poco conosciuto e ancor meno lo è sotto l’aspetto geologico-tecnico.

E’ giusto che le caratteristiche tecniche vanno analizzate in funzione del tipo di opera, ma è pur vero che in mancanza di una raccolta organica dei dati tecnici si perde un patrimonio prezioso.

In ogni caso, e a maggior ragione in prospettiva sismica, è importante pianificare molto attentamente le indagini preliminari delle opere ingegneristiche.

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