venerdì 26 giugno 2026

Alcune osservazioni sulle masse olistolitiche carbonatiche inglobate nei sedimenti miocenici dei Monti Picentini (Appennino campano)




RIASSUNTO - Lungo il versante settentrionale dei M. Picentini affiorano estesamente depositi miocenici caratterizzati da termini basali in facies arenaceo-conglomeratica, in appoggio stratigrafico discordante o tettonico sui termini calcarei giurassici e cretacei in facies di piattaforma.

La serie evolve verso l’alto con alternanze arenaceo-pelitiche e pelitico-arenacee ed è chiusa da facies pelitiche in cui si intercala un potente olistostroma ad affinità sicilide. Tali depositi sono noti in letteratura come Flysch di Castelvetere, di età Tortoniano sup. Messiniano inf.

In associazione al materiale silicoclastico della porzione basale della successione terrigena, si rinvengono frequenti olistoliti carbonatici la cui genesi è da mettere in relazione a tettonismo in atto nella Piattaforma appenninica contemporaneamente alla tettonica traslativa miocenica che caratterizza la crisi orogenica di questo settore di catena.

La presenza di litofacies ruditiche associate ai blocchi calcarei, può essere interpretata come la matrice di un debris flow coesivo del quale i blocchi calcarei sono olistoliti. I blocchi ricoprono e sono ricoperti dal flysch, testimoniando che la loro deposizione era in parte contemporanea a quella del flysch stesso.



Parole chiave: Olistostroma, olistoliti, debris flow, flysch, M.ti Picentini.







INTRODUZIONE





In questa breve nota vengono esposte alcune osservazioni generali sulle masse carbonatiche intercalate ai depositi della porzione basale della Formazione del Flysch di Castelvetere affioranti lungo il fronte nord-orientale dei M. Picentini e più specificamente nella zona del M. Tuoro (tav 186 IV NE).

Questi depositi costituiscono la facies ad olistoliti della letteratura geologica e sono stati già segnalati e descritti da diversi autori (ZANZUCCHI, 1959; ARDIGO’, 1964; MARINI, 1968; CHIOCCHINI, 1969a, 1969b; PESCATORE et alii, 1970; COCCO et alii, 1972, 1974; PESCATORE, 1978a,1978b, 1988; CARRARA & SERVA, 1982; SGROSSO, 1987; SGROSSO, 1998)).

Si tratta di particolari eventi sedimentari verificatisi contemporaneamente alla deposizione del ciclo torbiditico del Flysch di Castelvetere (PESCATORE et al., 1970), ampiamente rappresentato lungo il fronte esterno dell’Appennino campano-lucano, nell’area compresa tra Avellino e Muro Lucano (CRITELLI & LE PERA, 1995) e sono stati segnalati anche in altri massicci dell’Appennino campano-lucano (M. Marzano, M.ti Alburni, M.ti della Maddalena, M.te Cervati).

Questo flysch presenta aspetti particolari dati dalla presenza di alcuni livelli argillosi grigiastri e rossastri (Olistostroma) nella porzione superiore e da un livello caotico ad olistoliti nella parte inferiore della formazione.

Con una prima serie di osservazioni sul bordo nord del gruppo montuoso, nella zona di Chiusano di S. Domenico ho iniziato lo studio dei depositi miocenici connessi con il gruppo del Monte Tuoro (m.1432). Successivamente ho esteso le ricerche sul margine nord-orientale, nella zona di Castelvetere sul Calore e Montemarano. Tale studio allo stato attuale, non può che ritenersi frammentario ed incompleto; rimando quindi a futuri lavori per una trattazione più esauriente e più specifica degli argomenti trattati.


INQUADRAMENTO GEOLOGICO

Nel settore picentino affiorano terreni che vanno dal Trias sup. al Quaternario. La successione, partendo dalla base, comprende una potente sequenza carbonatica di acque basse, appartenente alla piattaforma appenninica (Manfredini, 1986). La monotona successione di termini calcareo-dolomitici che costituisce la struttura portante dei Monti Picentini, è stata suddivisa sfruttando le ricche associazioni ad alghe dasicladacee, foraminiferi bentonici e rudiste. In particolare, al M. Tuoro affiorano calcari, calcari dolomitici, dolomie, brecce calcaree in facies di





retroscogliera e di scarpata di età dal Giurassico superiore al Cretaceo superiore, disposti in potenti banchi, a colorazione prevalente bianca, nocciola o marrone o anche grigio nerastra. I depositi sono inizialmente detritici e, successivamente, organogeni con facies di tipo biostromale. La fauna riconoscibile nella parte basale della successione è rappresentata da Requienie, Nerineidi ed altre piccole rudiste; verso l’alto si rinvengono calcari nocciola a grana fine, privi di macrofossili, calcari detritici con frammenti di orbitoline fino ai livelli biostromali, ricchi di rudiste. In questo settore la serie mesozoica assume una tessitura più clastica con brecce calcaree poligeniche a cemento spatico alternate a calcari brecciati a grana fine le cui fratture sono riempite da un cemento calcitico-marnoso verdastro. Da queste si passa ai calcari pseudocristallini bianchi ed a calciruditi e calcareniti bianche e rosate.

La successione si interrompe nel Senoniano-Maastrictiano, per riprendere con la deposizione, non testimoniata nel settore in esame, dei calcari a briozoi e litotamni Auctt. Nel Tortoniano superiore si ha la deposizione delle unità terrigene del Flysch di Castelvetere (Pescatore et al., 1970).

La parte inferiore della successione affiora alla base dei versanti settentrionale ed orientale del massiccio mesozoico di M. Civitelle oltre che in diversi altri punti del gruppo del M. Tuoro che pertanto, costituisce il letto della formazione. Il tetto della formazione è invece dato da placche di Flysch rosso, da depositi terrigeni altomiocenici, pliocenici e quaternari, affioranti nella zona di Arianiello-Lapio.

Nella valle del Calore affiorano terreni scompaginati che hanno assunto vari nomi formazionali assimilabili alle unità Sicilidi; si presentano come peliti tettonizzate, grigio-scure, con fiamme rosse e verdi, inglobanti blocchi lapidei di litobiofacies e di età molto diverse; si tratta di materiale alloctono, proveniente da aree più interne ed arrivato nel Tortoniano-Messiniano, i cui rapporti con le altre formazioni sono sempre condizionati dalla tettonica.

In discordanza sulle formazioni terrigene, nella valle del Calore, affiorano depositi ruditico-arenitici di ambiente deltizio-neritico, riferibili al Pliocene medio-inferiore. A completamento del quadro stratigrafico, si citano le unità quaternarie costituite da terre rosse, brecce continentali, coltri alluvionali e piroclastiche.

L’assetto strutturale della zona picentina è il risultato di eventi deformativi di tipo fragile, sia compressivi (messa in posto delle unità Sicilidi, formazione di scaglie tettoniche nei terreni carbonatici e sovrascorrimento sulle unità lagonegresi, ulteriore sovrascorrimento sui depositi miocenici in facies di flysch), sia distensivi (reticolo di faglie normali con eventuali fenomeni di riattivazione). Si tratta di un contatto discordante data la differenza di giacitura degli strati delle due formazioni. I calcari di piattaforma, infatti, presentano una giacitura a franapoggio con immersioni verso NE ed inclinazioni non molto alte, verosimilmente sui 30°-35°. Gli strati della formazione <trasgressiva> sono disposti anch’essi a franapoggio rispetto al pendio, con immersioni verso N ma hanno inclinazioni maggiori, intorno a 45°. Questi monti si configurano come grandi monoclinali immergenti verso i quadranti settentrionali e potenti oltre 1500 metri (Ortolani, 1975). La monoclinale del M. Tuoro è orientata in direzione NE-SW, ha un’immersione di insieme verso NE; numerose sono le faglie, sia trasversali sia parallele all’allungamento, che hanno determinato la sua suddivisione in unità minori. Il versante settentrionale si presenta molto aspro, con forti pendenze e con grandi pareti sommitali pressochè verticali. Il versante meridionale degrada più dolcemente sulla conca di Volturara Irpina. Le fratture e le faglie che interessano le strutture monoclinaliche carbonatiche possono essere raggruppate in due sistemi: uno di direzione NW-SE (senso appenninico) l’altro, ortogonale a questo (antiappenninico) con faglie di minor rigetto e con minor evidenza morfologica. Sono inoltre presenti altri due sistemi di faglie di direzione all’incirca N-S e E-W che rappresentano il frutto di una tettonica più antica. Questi sistemi si riscontrano in tutto l’Appennino calcareo centro-meridionale (Calcaterra et al. 1994). Salvo rare eccezioni, i massicci calcarei sono limitati ed attraversati da faglie con piani di scorrimento più o meno verticali. La struttura del massiccio del M. Tuoro può quindi essere interpretata analogamente a quella dell’intero gruppo dei M.ti Picentini, al quale appartiene. Si può cioè supporre carreggiata o estesamente sovrascorsa la serie calcarea mesozoica e poggiante, almeno in parte, su di un substrato flyschoide plastico litostratigraficamente analogo ai terreni affioranti ai margini del massiccio stesso. Sul fronte nord del M. Tuoro si riconoscono le grandi linee di una struttura a piega-faglia e/o sovrascorrimento ad orientamento Est-Ovest, che mette a contatto i calcari mesozoici con le arenarie del Flysch di Castelvetere (Coppola & Pescatore).





I DEPOSITI MIOCENICI DEL FLYSCH DI CASTELVETERE





La successione miocenica del Flysch di Castelvetere può essere facilmente osservata attraverso un copioso numero di tagli stradali ed incisioni naturali in un’area compresa all’incirca tra Chiusano di S. Domenico, S. Mango sul Calore e Castelvetere sul Calore.

Grazie a queste sezioni è possibile riconoscere i principali caratteri stratigrafici e sedimentologici delle differenti facies sedimentarie che la costituiscono. La successione flyschoide si sviluppa in discordanza angolare sulle Argille Varicolori e sulle unità carbonatiche. Questi corpi sedimentari sovrapposti si accavallano, a loro volta, lungo una superficie di thrust, al di sopra delle unità lagonegresi.

La sezione più significativa di questa formazione affiora nella zona Castelvetere sul Calore – S. Mango sul Calore – Lapio. Essa si sviluppa dalle estreme propaggini orientali del M.te Tuoro, passa per S. Mango sul Calore e termina a sud dell’abitato di Lapio. La parte inferiore della successione affiora alla base di M.te Civitelle, propaggine orientale del M.te Tuoro che pertanto, costituisce il letto della formazione. Il limite superiore è costituito da depositi terrigeni pliocenici e quaternari affioranti nella zona di Lapio, in prossimità del contatto tettonico con terreni del flysch rosso.

Il flysch si presenta come una alternanza di arenarie grossolane e fini, conglomerati e argille verdi e azzurre con molteplici strutture sedimentarie. La parte basale della successione è generalmente costituita da conglomerati a matrice arenacea i cui clasti provengono sia dall’erosione del substrato carbonatico, sia dallo smantellamento delle falde più interne. Le arenarie si presentano per lo più in banchi fino ad alcuni metri di spessore; le intercalazioni argillose e marnose hanno uno spessore di pochi decimetri. Nelle arenarie si notano indizi di gradazioni, laminazioni, convoluzioni e inclusi litoidi. A più altezze stratigrafiche sono intercalati materiali alloctoni costituiti da brecce, olistoliti carbonatici e argille caotiche. Lo spessore della formazione è di un migliaio di metri ed essa è caratterizzata da una notevole variabilità delle facies. L’ambiente deposizionale è stato identificato come di base scarpata e/o conoide prossimale.

OSSERVAZIONI SUGLI OLISTOLITI

Si intende per olistoliti blocchi di roccia di ogni dimensione (fino a quelle di una piccola montagna) e di ogni tipo litologico, messi in posto in seguito a spinte tettoniche in un bacino a sedimentazione terrigena risultando del tutto estranei ai sedimenti che li comprendono.

Nell’area a nord e a nord est di M. Tuoro, propaggine più settentrionale dei monti Picentini, nella potente successione flyschoide ivi affiorante, si rinvengono diffuse masse olistolitiche, isolate o in gruppo, in una fascia di parecchi chilometri di estensione e larga qualche chilometro.

I primi corpi carbonatici si estendono su un allineamento che va dai dintorni del centro urbano di Chiusano di S. Domenico alla località Pietra Macchia nei pressi di

S. Mango sul Calore, passando per il paese di Castelvetere sul Calore e la località Cervinara fino al bosco di Montemarano. Altri corpi calcarei sono localizzati su di un secondo allineamento appenninico lungo la S.S. Ofantina fino a Ponteromito, circa 1 km a est dell’abitato di Montemarano.

Queste masse calcaree affiorano come intercalazioni nella parte medio-bassa della successione miocenica, apparendo come speroni di roccia che si ergono sui sedimenti circostanti, da essi nettamente differenziati, in evidente giacitura secondaria risultando sradicati dal substrato e di dimensioni fino a diverse migliaia di metri cubi. Su di essi sono costruiti alcuni centri abitati e fanno da substrato di fondazione per diverse case coloniche isolate, lungo le principali arterie stradali. I versanti che marginano queste masse presentano pendenze sui 40°; essi, malgrado simulino delle tipiche scarpate di faglia, derivano semplicemente dalla riesumazione morfoselettiva e ricalcano le originarie superfici di distacco di questi blocchi, le quali hanno per lo più regolarità geometrica in quanto impiantatesi lungo piani di frattura e faglie degli originari corpi carbonatici di piattaforma (BRANCACCIO et al., 1986).

Gli elementi lapidei di maggiori dimensioni si sono arrestati ed affossati nei sedimenti clastici più prossimi alle aree di provenienza e mantengono una certa spigolosità (fig.1).



Fig. 1 – Olistolite a facce irregolari di calcare tidalico massiccio entro le arenarie del flysch,
Località: Chiusano di S. Domenico.

 

 

 Continua...

 



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