Ti è mai capitato di camminare tra i boschi e le colline dell’Irpinia, guardarti intorno e notare qualcosa che sembra decisamente fuori posto? Se la risposta è no, oggi ti porto a scoprire un vero e proprio "giallo geologico" nascosto nel territorio di Chiusano di San Domenico, precisamente lungo i versanti selvaggi del Vallone Campore.
Immagina di trovarti davanti a un paesaggio dominato da colline morbide, terreni argillosi e distese di alberi. All'improvviso, nel bel mezzo del nulla, spunta una gigantesca rupe di calcare bianco, nuda, verticale e spigolosa. Una roccia che, per texture e colore, urla a gran voce: "Io con questo posto non c'entro niente!"
Bene, quella roccia non è un miraggio. Tecnicamente si chiama olistolite ed è, a tutti gli effetti, un "viaggiatore del tempo" arrivato da un passato lontanissimo.
Un "pezzo" di dinosauri nel fango del Miocene
Per capire come questa roccia sia finita qui, dobbiamo fare un salto indietro nella macchina del tempo di circa 7 milioni di anni (nel Miocene superiore). All'epoca, l'Irpinia non assomigliava minimamente a come la vediamo oggi: la catena montuosa dell'Appennino si stava ancora formando, tra violenti terremoti e un mare profondo che copriva gran parte della zona.
Sul fondo di questo mare si stavano accumulando tonnellate di fango e sabbia portate dai fiumi (quello che i geologi chiamano Flysch di Castelvetere). Ma poco più in là esisteva una gigantesca barriera corallina tropicale dell'era precedente (il Cretacico, l'epoca dei dinosauri!), risalente a oltre 70 milioni di anni fa.
A causa di un fortissimo terremoto o dell'instabilità del fondale sottomarino, un pezzo colossale di questa antica scogliera calcarea si è staccato ed è franato verso il basso, rotolando per chilometri sul fondale fino a piantarsi e rimanere intrappolato nel fango miocenico.
L'identikit dello "straniero": l'ombra del Monte Tuoro
Da dove si è staccato questo gigantesco blocco? Studiando la cartografia della Regione e incrociando i dati, l'indiziato numero uno è il nostro vicino Monte Tuoro.
Il settore nord-orientale del Tuoro è famoso tra gli esperti proprio perché conserva le tipiche "facies di scarpata", cioè i resti di quell'antico pendio sottomarino fatto di calcari e brecce. Le stesse identiche rocce che compongono l'ammasso del Vallone Campore! Insomma, l'olistolite è un pezzo di Monte Tuoro rimasto "ostaggio" del flysch durante i violenti sconvolgimenti che hanno creato l'Appennino.
Investigazioni hi-tech (e a prova di vertigini)
Studiare da vicino questo gigante di pietra non è affatto facile: le sue pareti sono verticali e scoscese, praticamente inaccessibili a piedi senza attrezzatura da alpinismo. Per questo motivo, per svelare i suoi segreti, l'indagine è stata condotta inizialmente come una vera operazione di spionaggio, usando la tecnologia a distanza.
Gli occhi dei satelliti: Analizzando le ortofoto dall'alto in ambiente GIS (i software geografici dei geologi), è stato possibile calcolare le dimensioni reali del blocco: un colosso di circa 180 metri di lunghezza per 75 di larghezza. Le mappe digitali della pendenza (Slope Map) hanno confermato che mentre il terreno circostante è dolce (pendenze di 15-20 gradi), le pareti dell'olistolite schizzano bruscamente oltre i 60-70 gradi!Il cannocchiale da侦察: Appostandosi sulla sponda opposta del Vallone Campore con un potente cannocchiale terrestre (zoom fino a 60x), è stato possibile "accarezzare" la roccia a distanza. Sulle pareti si vedono chiaramente tre enormi famiglie di fratture verticali che tagliano il calcare come i tagli di una torta, creando dei prismi di roccia spettacolari. In alcuni punti la roccia è grigia e coperta di licheni (segno del tempo che passa), mentre in altri ci sono strisce bianche e fresche: la prova che la montagna continua a muoversi e a svelare nuove superfici.
Il fascino della geologia "non a contatto" (e il bisogno di camminare!)
Certo, guardare le cose da lontano con i satelliti e i cannocchiali è super affascinante e indispensabile per non rischiare l'osso del collo nel Vallone Campore. Ma la geologia ha sempre bisogno dello "scarpone".
Questo studio preliminare a distanza ci ha dato la mappa del tesoro, ma il passo successivo sarà scendere fisicamente nel vallone per toccare con mano quelle pareti, cercare i micro-fossili di Rudiste (antichi bivalvi del Cretacico) intrappolati nel calcare e capire ancora meglio come questo titano di pietra stia resistendo all'erosione del tempo.
E tu conoscevi la storia degli olistoliti? Sapevi che sotto i piedi, in Irpinia, nascondiamo i pezzi di antiche scogliere sottomarine franate milioni di anni fa? Se ti va, lasciami un commento qui sotto o raccontami se hai mai notato strane rocce "isolate" durante le tue escursioni!

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